Secondo una tradizione che si diffuse nel Cinquecento, la terra utilizzata per il riempimento del sagrato fu portata a Cefalù da Gerusalemme, per volontà di re Ruggero. Da un lato perché si trattava di “terra santa”, dall’altra perché, per la sua particolare composizione, i cadaveri che vi venivano deposti si scarnificavano in soli tre giorni.