ITINERARIO PALERMO
L’inserimento dei monumenti arabo-normanni di Palermo, Cefalù e Monreale nell’elenco dei Beni dell’Umanità dell’UNESCO, nel 2015, ha acceso i riflettori su uno dei periodi più prosperi e positivi della storia siciliana. Il regno normanno, iniziato con l’incoronazione di Ruggero d’Altavilla, il 25 dicembre 1130 a Palermo, e cessato appena 120 anni dopo, con la morte di Federico II di Svevia, ultimo discendente legittimo, coincise con un’epoca di grande modernità e apertura. I sovrani, infatti, pur fra contraddizioni e alti e bassi, riuscirono nella difficile impresa di armonizzare le diverse anime di un territorio che, per tutta la sua storia, era stato soggetto a invasioni e dominazioni di diversa provenienza, conferendo alla Sicilia un’anima profondamente multietnica.
Entrati a Palermo, i Normanni si trovarono in una metropoli saracena: due secoli e mezzo di dominazione araba (dall’827 alla fine del XI secolo) l’avevano resa tra le più ricche ed importanti dell’epoca, con splendidi palazzi, moschee, minareti, giardini e fontane. Su questo tessuto urbano i normanni innestarono la loro “rivoluzione” sociale (e architettonica), dando modo a musulmani, bizantini, latini, ebrei, lombardi e francesi di convivere pacificamente. L’equilibrio fra le culture trovò una sua precisa e originale espressione artistica: lo stile arabo-normanno, frutto della felice fusione dei diversi stili presenti nell’isola nel XII secolo e simbolo del sincretismo socio-culturale fra oriente e occidente.
La nostra passeggiata alla scoperta dei nove splendidi monumenti selezionati a Palermo (della durata di un giorno, con soste e visite tranquille), parte da San Cataldo (1154). Originariamente cappella del palazzo di Majone da Bari, Grande Ammiraglio del re normanno, nel corso dei secoli subì varie manomissioni [1], a cui si pose rimedio nel 1882, quando l’architetto Giuseppe Patricolo fu incaricato di riportare la chiesetta alla configurazione medievale [2]. Esempio peculiare della cultura architettonica araba al servizio dei normanni, con le forme squadrate, le scarne mura vivacizzate da arcatelle cieche, le tipiche cupolette, ha interno spoglio, in cui risalta il pavimento a tarsie policrome in marmo e porfido e l’altare in cui sono incisi una croce e i simboli degli evangelisti.
Proprio accanto ecco la Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, fondata nel 1143. Anch’essa si deve all’iniziativa di un ammiraglio, Giorgio d’Antiochia, un uomo assai facoltoso che profuse nella chiesa un’enorme quantità di denaro, chiamando a lavorarvi le stesse maestranze che avevano costruito e decorato le più magnifiche creature del suo signore, il re Ruggero II: il duomo di Cefalù e la Cappella Palatina. La chiesa [3] è meglio conosciuta come La Martorana , dal nome della fondatrice del convento [4] a cui fu annessa nel Quattrocento. Fu a quell’epoca che, per permettere a tutte le monache di partecipare alla messa, si rese necessario demolire una parte della chiesa per ampliarne gli ambienti. Per questa ragione poco o nulla, all’esterno, testimonia della chiesa originaria, a parte il campanile, una torre leggiadra ornata di bifore, sotto alla quale si apre l’ingresso. L’interno è risplendente: le decorazioni sono dappertutto, di epoche e gusti diversi e accostate fra loro in maniera incredibile: mosaici bizantini del XII secolo – il Pantocratore in trono nella Cupola, le ieratiche figure della Vergine, degli Arcangeli, di Santi – il pavimento intarsiato della stessa epoca, bellissime volte azzurre tempestate di stelle d’oro, stanno accanto ai marmi mischi della grande cappella che nel Seicento ha sostituito l’abside, con un tabernacolo di lapislazzuli (XVII sec.) e il dipinto di impronta raffaellita raffigurante l’Ascensione (Vincenzo da Pavia, 1533), e agli affreschi settecenteschi dipinti da Olivio Sozzi e Guglielmo Borremans sotto al coro delle monache.
Ci sono perfino delle antichissime porte in legno intagliato, di fattura araba, così come, nell’atrio, due mosaici dal grande valore storico: uno raffigura Cristo nell’atto di incoronare il re, abbigliato come un imperatore bizantino, l’altro la Madonna che intercede per il fondatore della Chiesa, rannicchiato ai suoi piedi.
Risalendo lungo il corso Vittorio Emanuele, l’antico Cassaro, si arriva alle tappe successive. La Cattedrale è senza dubbio uno degli edifici più spettacolari della città. L’immensa costruzione è il frutto di un gran numero di rifacimenti e trasformazioni della prima chiesa, costruita nel IV secolo in questa che è sempre stata la principale area sacra [5] della città.
A intervalli di decenni, i lavori sul maestoso edificio sono andati avanti per secoli: le absidi sono originali normanne, le torri angolari e la facciata sono del Due- e Trecento, nel Quattrocento fu aggiunto il portico, un capolavoro del gotico fiorito catalaneggiante, mentre la balaustra in marmo che circonda il vasto sagrato, è del 1574, realizzata da Vincenzo Gagini e successivamente ornata da statue di santi e sante siciliane. Nel Settecento la trasformazione più importante e radicale: l’interno fu totalmente rifatto e sul tetto fu elevata una mastodontica cupola. All’interno si trovano le tombe reali e imperiali, in due cappelle comunicanti al principio della navata destra, con le sepolture di Ruggero II, Enrico VI di Svevia, Costanza d’Altavilla, Federico II di Svevia [6] e della moglie di quest’ultimo, Costanza d’Aragona [7].
Inoltre la cappella di Santa Rosalia, con un’urna d’argento [8] che ne custodisce le reliquie; il Tesoro, un trionfo di paramenti e oggetti sacri realizzati fra Cinque- e Settecento ; e la cripta, un ambiente suggestivo dove si allineano le tombe dei vescovi [9]. Da non perdere la salita ai tetti, che offre l’opportunità di ammirare il panorama da un’altezza di circa 35 metri e di osservare tanti dettagli dell’elaborata costruzione da una prospettiva diversa.
Poco oltre la cattedrale si apre la vasta piazza fitta di palme che precede il Palazzo Reale. Una breve deviazione sulla via del Bastione e via dei Benedettini ci porta alla Chiesa di S. Giovanni degli Eremiti, uno dei più insigni edifici medievali di Palermo e uno dei monumenti-simbolo della città.
Un tempo era una chiesa importantissima, realizzata, tra il 1130 e il 1148, per ordine di Ruggero II riadattando la struttura di una moschea [10], di cui restano le linee squadrate e severe, mentre le cinque cupolette rosse [11] richiamano architetture di più esotiche latitudini. Alla chiesa era annesso un monastero, la cui parte meglio conservata è il piccolo chiostro duecentesco, un quadrilatero sorretto da sottili colonne binate e abbellito da un verdeggiante giardino mediterraneo.
Giungiamo da qui al Palazzo Reale, oggi sede del Parlamento siciliano, frutto di stratificazioni architettoniche [12] che attraversano la storia di Palermo. Il sito fu abitato sin dall’VIII secolo a.C., vale a dire dalla fondazione, da parte dei Fenici, della colonia Zyz, il primo nucleo della città. Resti della loro paleopolis (mura, una postierla, parte di una porta) sono visibili sotto le odierne Sale del Duca di Montalto, destinate ora a spazio espositivo. Il primo vero nucleo del palazzo risale alla dominazione araba, quando fu costruito al Qasr, residenza degli emiri e ultimo bastione saraceno conquistato dai Normanni, nel 1072. Negli anni seguenti il palazzo venne radicalmente ristrutturato [13] con un intervento che cancellò le tracce del castello arabo ma senza escludere reminiscenze del precedente edificio. La reggia venne modificata anche nel Cinquecento [14], quando divenne residenza dei Viceré spagnoli, e nell’Ottocento, quando re Ferdinando IV di Borbone promosse ulteriori cambiamenti per adattarla a residenza reale. Risalgono a quel periodo gli appartamenti ottocenteschi, decorati con affreschi, damaschi, lampadari e quadri. Questi ambienti fanno parte del percorso di visita così come la Sala dei Venti, quel che resta di una delle antiche torri, e la Stanza di Ruggero, che conserva straordinari mosaici medievali con scene di caccia e motivi ornamentali, simili a quelli della Cappella Palatina, la splendida chiesetta normanna interna al palazzo che da sola vale il viaggio a Palermo. La piccola chiesa [15], fu realizzata a partire dal 1130 e presenta una felice sintesi decorativa fra le diverse componenti culturali della Sicilia normanna: il pavimento, il pulpito intarsiato di porfido e malachite e il candelabro pasquale si richiamano alla cultura latina; i mosaici sono tipicamente bizantini e si caratterizzano per l’eleganza delle figure ieratiche e per la particolare brillantezza del fondo dorato (le immagini più belle sono quelle del Cristo Pantocratore nell’abside e nella cupoletta sopra al presbiterio). Il soffitto, infine, è di tipo islamico, realizzato in legno da artisti persiani nel classico stile ad alveoli, e riccamente dipinto, anche con figure umane, circostanza rarissima.
Usciti dal palazzo e attraversata la cinquecentesca Porta Nuova [16], pochi passi lungo l’ampia piazza Indipendenza conducono alla via dei Cappuccini e alla via Danisinni, grazie alle quali si raggiunge il cuore del quartiere Danisinni, un’area popolare che negli ultimi anni, grazie all’instacabile iniziativa del parroco Fra’ Mauro Billetta insieme a numerose associazioni e volontari, persegue la propria riqualificazione. Chiuso tra le mura della città antica e la Zisa, Danisinni è come una valle [17] urbana isolata, quasi sospesa nel tempo. Un visitatore che si inoltra fra le vecchie case e i palazzi sgraziati troverà una quantità di spunti di interesse, a cominciare dai dipinti murali realizzati da Igor Scalisi Palminteri, urban artist palermitano di rilievo internazionale che, col suo “Fiume di Vita”, si è lasciato ispirare dal Fiume Papireto [18] che un tempo scorreva proprio qui. E poi la piccola fattoria didattica con animali gestita da una cooperativa locale, con i tanti progetti di inclusione e le aree destinate al gioco e al circo, gli spazi dedicati al teatro e all’arte del Museo Sociale Danisinni, il nuovo “Villaggio Circolare”, con gli spazi per gli artigiani e le associazioni, il caffè letterario, la Chiesa di Sant’Agnese [19], gli orti sociali con la cucina, la biblioteca. È suggerito affidarsi a una guida che possa raccontare la strada percorsa e quel che ancora si sta facendo.
Usciti da Danisinni, percorrendo Via della Zisa in pochi minuti si raggiunge il Palazzo della Zisa. Nulla resta qui intorno dei giardini che cingevano la città, l’incantevole Genoardo, il paradisiaco parco realizzato per ordine del re Ruggero. I normanni, assorbito l’amore dei loro predecessori islamici per i giardini e i giochi d’acqua, non vollero farsi mancare verdeggianti luoghi di delizie [20], punteggiati di splendidi edifici, i cosiddetti “sollazzi regi”. La Zisa (dall’arabo Al Azyz, splendido) era uno di essi. Iniziato nel 1165 da re Guglielmo I e portato a compimento dal figlio Guglielmo II dieci anni dopo, è una magnifica quanto riuscita sintesi dello stile palaziale fatimita con quello tipico delle residenze castellane normanne dell’epoca. Da un lato troviamo infatti le dimensioni e lo slancio verso l’alto tipici di un’architettura nord europea, dall’altro tecniche costruttive caratteristiche di contemporanei edifici islamici. Si tratta in particolare della funzionalità bioclimatica del castello, dotato di un invidiabile sistema di aerazione e refrigerazione degli ambienti, ancora osservabile. All’interno, che ospita una piccola collezione di manufatti provenienti da diversi paesi del Mediterraneo, l’ambiente principale è la Sala della Fontana [21], una sala quadrangolare con parte dei soffitti a muqarnas (alveoli). La fontana è incassata in una delle pareti, sotto un mosaico. Da qui l’acqua fluiva in una canaletta nel pavimento e raggiungeva una peschiera.
Per l’ultima tappa dobbiamo prendere un taxi o un bus: il Ponte dell’Ammiraglio che un tempo scavalcava il fiume Oreto [22] dando accesso alla città, oggi è inglobato dall’espansione edilizia che negli ultimi cinquant’anni ha ampliato a dismisura i confini urbani. Realizzato nel 1131 per ordine dell’ammiraglio Giorgio d’Antiochia, a quasi 900 anni di distanza il ponte [23] è ancora lì e in perfette condizioni, sebbene appaia fuori posto, ora che il corso del fiume è stato deviato e sostituito da aiuole.
La struttura è costituita da due rampe poggianti su cinque arcate interrotte da quattro arcatelle più piccole, tutte a ogiva e disegnate da ghiere piatte.
Un’alternativa più breve, della durata di mezza giornata, può limitarsi ai monumenti del centro storico, con una visita meno accurata, comprendendo dunque San Cataldo, Santa Maria dell’Ammiraglio, Cattedrale (escluso cripta, tesoro e terrazze), San Giovanni degli Eremiti, Palazzo Reale e Cappella Palatina. Volendo aggiungere circa due ore al percorso si può prevedere il passaggio per Danisinni (senza visita guidata) e il Castello della Zisa.
Per una visita dell’intero sito seriale Arabo-Normanno, con l’aggiunta di Danisinni, occorre prevedere almeno due giorni: uno per l’itinerario a Palermo e due mezze giornate per Monreale e Cefalù. Consigliabile prevedere due giorni e mezzo, dedicando un’intera giornata all’escursione a Cefalù.
I monumenti in stile Arabo Normanno che fanno parte dell’itinerario Patrimonio dell’Unesco sono:
Cattedrale di Palermo
Chiesa di San Cataldo
Chiesa di San Giovanni degli Eremiti
Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio o della Martorana
Palazzo della Zisa
Palazzo Reale o dei Normanni e Cappella Palatina
Ponte dell’Ammiraglio
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COME ARRIVARE
A PALERMO
IN AEREO
Lo scalo si effettua presso l’Aeroporto Falcone Borsellino ( Punta Raisi ), dal quale si può facilmente raggiungere la città grazie ai vari servizi di collegamento effettuati da bus, treno, taxi e auto. Il servizio di trasporto a mezzo bus è offerto dalla compagnia ‘Prestìa e Comandè, che arriva sino alla Stazione Centrale di Palermo al costo di 6,00 euro solo andata, 10,00 euro andata e ritorno se si acquista on line o presso i rivenditori. Se si acquista a bordo il costo è di 6,30 solo andata e 11,00 euro andata e ritorno (www.prestiaecomande.it).
Se si vuole usufruire del treno, il servizio “Trinacria Express” (servizio ferroviario metropolitano di Palermo) collega la città di Palermo direttamente con il Terminal dell’aeroporto, e viceversa, in 45 min. circa e il costo del biglietto è di 5,90 euro (www.trenitalia.com).
All’uscita dell’aeroporto vi sono i vari punti di sosta anche dei taxi, che effettuano la tratta ad un costo non superiore ai 45 euro (il prezzo può variare a seconda della zona della città che si vuole raggiungere). Infine, si può altresì optare per il noleggio di un’auto.
IN NAVE
Le principali compagnie di navigazione che approdano a Palermo sono “Grandi Navi Veloci”, “Grimaldi ferries” e “Tirrenia”. Approdando al Porto di Palermo, ci si trova già al centro della città, dove è possibile usufruire del servizio cittadino delle autolinee urbane AMAT, e dei taxi, che sostano all’interno del parcheggio portuale.
IN TRENO
La Stazione Centrale di Palermo si trova in Piazza Giulio Cesare ed è connessa alla linea ferroviaria nazionale. Per le tratte che richiedono il passaggio dello Stretto di Messina, il treno si imbarca sul traghetto.
IN AUTOBUS
La Stazione Centrale di Palermo si trova in Piazza Giulio Cesare ed è connessa alla linea ferroviaria nazionale. Per le tratte che richiedono il passaggio dello Stretto di Messina, il treno si imbarca sul traghetto.
IN AUTO
Palermo costituisce il nodo di giunzione ideale dei tre rami principali in cui si dirama la rete autostradale in Sicilia. Di questi tre rami si ha l’autostrada Palermo-Trapani A29, l’autostrada Palermo-Messina A20 e l’autostrada Palermo-Catania A19. La A20 costeggia il tratto di costa tirrenica da Messina, dopo aver attraversato lo Stretto mediante servizi di traghetto attivi durante la giornata.
Informazioni
Il Palazzo Reale sorge in un’area a ridosso di Porta Nuova, nella parte terminale di corso Vittorio Emanuele, in un sito a cavallo tra piazza Indipendenza e piazza del Parlamento, sulla quale prospetta la facciata principale con l’ingresso dell’edificio.
www.federicosecondo.org
fondazione@fericosencondo.org
+39 091 7055611
La Cattedrale di Palermo si trova nella parte alta di Corso Vittorio Emanuele, all’interno dello storico quartiere del Casaro, nel quadrilatero che include la via Matteo Bonello, Piazza Sett’Angeli, via Incoronazione, e Corso Vittorio Emanuele, sul quale si prospetta l’ingresso principale dell’edificio.
www.cattedrale.palermo.it
tourcattedrale@diocesipa.it
+39 329 3977513 / +39 091 334373
Il complesso di San Giovanni degli Eremiti si trova nelle immediate vicinanze del Palazzo Reale, all’interno dello storico quartiere dell’Albergheria, racchiuso entro le mura che delimitavano la città medievale e la prospicente via dei Benedettini.
www.regione.sicilia.it/beniculturali
+39 091 6515019
La chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio si trova sul lato sud di Piazza Bellini, uno spiazzo urbano posto alle spalle del Palazzo municipale di Palermo e aperto sulla via Maqueda, uno due assi viari principali che attraversano il centro storico di Palermo.
+39 345 8288231
La chiesa di San Cataldo si trova a pochi metri di distanza dalla chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, sul lato sud di Piazza Bellini, uno spiazzo urbano posto alle spalle del Palazzo municipale di Palermo e aperto sulla via Maqueda, uno dei due assi viari principali che attraversano il centro storico di Palermo.
+39 091 7829684
Il Palazzo della Zisa sai trova all’esterno del centro storico di Palermo, in un’area a ovest di quest’ultimo compresa entro il quadrilatero delimitato da Piazza Zisa, via Normanni, via Guglielmo il Buono e via Zisa.
www.coopculture.it
palazzodellazisa@coopculture.it
+39 091 7489995
Il Ponte dell’Ammiraglio si trova al centro dell’omonima piazza, nella periferia sud-orientale di Palermo, racchiuso entro un’area verde che ne circoscrive il sito e, al tempo stesso, ne esalta la bellezza e la monumentalità.
Altri itinerari
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