ITINERARIO CEFALù
A Cefalù bisognerebbe sempre arrivare da occidente. In questo modo, infatti, si ha modo di vederla dal suo lato migliore, di cogliere subito e in uno sguardo, ancor prima di avervi messo piede, quel connubio arte – mare che ha reso celebre questa cittadina sulla costa tirrenica siciliana.
È da una delle curve della statale proveniente da Palermo, infatti, che si ammira la classica cartolina cefaludese, con i campanili gemelli della cattedrale ai piedi della Rocca disseminata di oleandri, agavi e rovine, e il mare accoccolato nella dolce curva della baia.
L’attuale centro urbano è di fondazione normanna: si deve infatti a re Ruggero II la rifondazione della città, avvenuta contestualmente all’inizio della costruzione del Duomo (1131).
Secondo la leggenda, quest’ultimo fu realizzata per adempiere un voto del re.
Durante un viaggio per mare, si era scatenata una spaventosa tempesta. Ruggero, pur essendo un uomo coraggioso, temprato da decenni di battaglie sanguinose per la conquista del regno di Sicilia e per il suo mantenimento, temette che fosse giunta la sua ora. Incapace di rassegnarsi a quel destino, si rivolse a Dio, promettendo che, se si fosse salvato, avrebbe costruito una chiesa da far impallidire le più maestose cattedrali d’Italia, Inghilterra e Francia. Uno scambio che a Dio, evidentemente, piacque: non appena Ruggero ebbe pronunciato il voto, il vento si placò e mutò direzione, spingendo la nave sulla costa, ai piedi di un’alta rocca, su una placida spiaggia sabbiosa. Il re, stabilito che non poteva esservi luogo migliore per celebrare la gloria dell’Onnipotente – e anche la propria – diede ordine che proprio lì dovesse sorgere la sua cattedrale.
Per la verità, l’ipotesi maggiormente accreditata fra gli studiosi è che il luogo sia stato scelto per la sua posizione strategica: a settanta chilometri circa da Palermo, equidistante tra Messina e Trapani, offriva un punto ideale per sorvegliare sia la costa che le rotte marittime.
Anche l’impostazione architettonica del Duomo, una vera ecclesia munita, sembra confermare questa funzione difensiva. Tuttavia, al di là del suo ruolo militare, l’edificio resta prima di tutto un capolavoro artistico: per il suo valore storico e culturale, è stato incluso nel percorso UNESCO Arabo-Normanno.
Sulle due pareti del bema (la zona della chiesa riservata al clero) figure di Santi e Profeti, allineati su quattro fasce sovrapposte; nella volta a crociera, Angeli e Serafini. Tutte le figure sono accompagnate dal nome del personaggio in greco o in latino, mentre altre due iscrizioni si trovano a corredo dell’intero complesso figurativo absidale: la prima corre lungo l’arco del catino e riguarda il Pantocratore; la seconda si trova in basso, al termine della decorazione absidale, con il nome di Ruggero II e la data 1148.
Alla metà del XII secolo risalgono anche le tavole lignee dipinte del soffitto, un ciclo pittorico profano di grande raffinatezza del quale si può intuire la magnificenza. Qui si misero all’opera maestranze islamiche, come nella Cappella Palatina, e l’iconografia risente delle stesse influenze egiziane, bizantine e mediterranee, frutto di scambi artistici tra la corte normanna e il mondo fatimide. Fra medaglioni e motivi geometrici ecco figure animali, umane e fantastiche, dal leone araldico degli Altavilla a gruppi di suonatori, resi con cura utilizzando colori pastello, il blu lapislazzuli e la foglia d’oro, che indicano una committenza reale.
La visita prosegue nella sacrestia, dove, tra arredi settecenteschi, trova posto un affresco quattrocentesco, un tempo collocato in una delle cappelle della cattedrale. Sul fianco settentrionale dell’edificio, si apre l’ex sala capitolare degli agostiniani, oggi sede del museo del Duomo. Qui è esposta una selezione raffinata del tesoro ecclesiastico: oggetti liturgici dal XII al XIX secolo documentano la maestria artigiana locale e internazionale. Tra le opere di maggior rilievo, una preziosa stauroteca d’oro normanna incastonata in una montatura argentea seicentesca, un ostensorio decorato con smalti e gemme e un delicato calice in filigrana settecentesca.
Dal ballatoio superiore, dove sono collocati manufatti ottocenteschi, si può osservare la cappella vescovile, dove si conservano un’icona bizantina, un dipinto di Pietro Novelli raffigurante l’Angelo Custode e un tabernacolo in legno scolpito. Poco più avanti si entra nella sala Sansoni, sontuoso ambiente affrescato del Settecento, un tempo riservato agli incontri ufficiali del vescovo.
Il percorso si chiude nel silenzioso chiostro in stile romanico, del XII secolo. A pianta quadrata, è circondato per due lati (i colonnati delle altre due corsie sono andati distrutti tra Otto- e Novecento) da un portico di colonnine binate, con arcate ogivali su capitelli variamente decorati con scene dell’Antico Testamento, miti, figure zoomorfe e creature fantastiche. Tra tutti, spicca il racconto del Diluvio universale, sintetizzato con rara efficacia nella pietra.
Informazioni
Il Duomo di Cefalù si trova sul lato orientale di piazza Duomo, un ampio spazio trapezoidale che si apre al termine di Corso Ruggero, il principale asse viario che attraversa il centro storico di Cefalù.
www.duomocefalu.it
info@duomocefalu.it
Tel. +39 0921926366 / +39 350 0081587
Oggi il Duomo è la prima tappa di ogni visita a Cefalù, anche perché il corso principale, doverosamente intitolato a Re Ruggero, conduce proprio qui, snodandosi fra le case, le chiesette e le basse palazzine che s’affastellano ai piedi della rocca, all’interno di quel che resta della massiccia fortificazione sul mare. Sopraelevata rispetto alla strada e al culmine di una piazza in pendio, la cattedrale domina sulle case, massiccia quanto basta ad agire anche da fortezza ma, al contempo, elegante e raffinata. Una chiesa di rara bellezza, soprattutto nella parte esterna che rispecchia ancora l’originale stile normanno. In cima a una maestosa scalinata ottocentesca, l’edificio sacro si affaccia su un ampio sagrato acciottolato, un tempo adibito a cimitero. Per accedere all’interno si attraversa un elegante portico realizzato da Ambrogio da Como nel 1472. Il percorso di visita ha una durata di circa un’ora e trenta e ha inizio subito dopo l’ingresso principale, con la salita alla torre settentrionale. Una scala in pietra antica conduce il visitatore attraverso ambienti essenziali ma carichi di suggestione: lungo il tragitto si incontrano resti archeologici e tracce di pitture murali, dalle finestre filtrano scorci panoramici.
Si arriva così a uno stretto passaggio, il collegamento fra le due torri. Le aperture consentono di osservare dall’alto l’interno della chiesa, articolato in tre navate scandite da colonne di granito provenienti da ignoti edifici del II secolo d.C. Lo sguardo corre naturalmente verso la zona absidale, ornata con mosaici di stile bizantino, uno dei vertici della decorazione musiva medievale.
La torre meridionale è internamente spoglia: un vuoto che svela tutta la forza architettonica della costruzione e la sua essenzialità romanica. Proseguendo lungo il percorso esterno, si giunge a un camminamento che consente di affacciarsi verso il mare e sull’antico quartiere di Francavilla, un tempo abitato dagli artigiani che lavoravano al cantiere della cattedrale. Più in basso, visibile tra le strutture moderne, è stato rinvenuto un frammento pavimentale appartenente a una bottega risalente al I secolo d.C., ancora un segno che l’area ospitava in epoca antica un insediamento ellenistico-romano.
L’intero itinerario si configura come un viaggio nella stratificazione storica del luogo. Le tracce di epoche diverse convivono in un dialogo affascinante, che culmina – tornando nella zona della chiesa – in un avvicinamento fisico e visivo ai mosaici absidali. Prima di arrivarci, ci si sofferma su altri due tesori: le vetrate policrome firmate da Michele Canzoneri alla fine del Novecento e l’organo seicentesco, perfettamente conservato e decorato con immagini di sante, che ancora oggi emette suoni pieni e solenni. Giunti nella zona absidale, l’iconografia bizantina si manifesta in tutta la sua potenza: l’abside centrale, le pareti del presbiterio e la volta del coro sono rivestite da mosaici realizzati da maestranze bizantine durante il regno di Ruggero II (tra il 1145 e il 1154) e di Guglielmo I (tra il 1154 e il 1166). Una bellissima processione di figure ieratiche disposte secondo un preciso ordine gerarchico: nel catino dell’abside centrale, la figura del Cristo Pantocratore benedicente; nella fascia sottostante, la Vergine orante e quattro Arcangeli; nelle due zone inferiori, ai lati della finestra, i Dodici Apostoli.
Sulle due pareti del bema (la zona della chiesa riservata al clero) figure di Santi e Profeti, allineati su quattro fasce sovrapposte; nella volta a crociera, Angeli e Serafini. Tutte le figure sono accompagnate dal nome del personaggio in greco o in latino, mentre altre due iscrizioni si trovano a corredo dell’intero complesso figurativo absidale: la prima corre lungo l’arco del catino e riguarda il Pantocratore; la seconda si trova in basso, al termine della decorazione absidale, con il nome di Ruggero II e la data 1148.
Alla metà del XII secolo risalgono anche le tavole lignee dipinte del soffitto, un ciclo pittorico profano di grande raffinatezza del quale si può intuire la magnificenza. Qui si misero all’opera maestranze islamiche, come nella Cappella Palatina, e l’iconografia risente delle stesse influenze egiziane, bizantine e mediterranee, frutto di scambi artistici tra la corte normanna e il mondo fatimide. Fra medaglioni e motivi geometrici ecco figure animali, umane e fantastiche, dal leone araldico degli Altavilla a gruppi di suonatori, resi con cura utilizzando colori pastello, il blu lapislazzuli e la foglia d’oro, che indicano una committenza reale.
La visita prosegue nella sacrestia, dove, tra arredi settecenteschi, trova posto un affresco quattrocentesco, un tempo collocato in una delle cappelle della cattedrale. Sul fianco settentrionale dell’edificio, si apre l’ex sala capitolare degli agostiniani, oggi sede del museo della cattedrale. Qui è esposta una selezione raffinata del tesoro ecclesiastico: oggetti liturgici dal XII al XIX secolo documentano la maestria artigiana locale e internazionale. Tra le opere di maggior rilievo, una preziosa stauroteca d’oro normanna incastonata in una montatura argentea seicentesca, un ostensorio decorato con smalti e gemme e un delicato calice in filigrana settecentesca. Dal ballatoio superiore, dove sono collocati manufatti ottocenteschi, si può osservare la cappella vescovile, dove si conservano un’icona bizantina, un dipinto di Pietro Novelli raffigurante l’Angelo Custode e un tabernacolo in legno scolpito. Poco più avanti si entra nella sala Sansoni, sontuoso ambiente affrescato del Settecento, un tempo riservato agli incontri ufficiali del vescovo.