ITINERARIO MONREALE
Alle pendici di Monte Caputo, bassa montagna che domina Palermo, la valle dell’Oreto e la Conca d’Oro, sorge il Duomo di Monreale, capolavoro dell’arte arabo-normanna nel cuore del centro storico della piccola città, formatosi fra XII e XIII secolo intorno al complesso monumentale composto dalla chiesa, dal palazzo reale (oggi in parte inglobato dall’Arcivescovado e dal Municipio) e dal monastero benedettino al quale il re aveva affidato la cura della chiesa, dotandolo al contempo di un patrimonio inestimabile: l’abate-arcivescovo era signore di sterminati feudi e proprietario di fattorie, mulini e tonnare, oltre che titolare di chiese da un capo all’altro del regno, ben oltre i confini dello Stretto.
La costruzione del Duomo fu avviata nel 1174 da Guglielmo II, giovane e amatissimo re di Sicilia, che, secondo una leggenda, aveva ricevuto dalla Madonna, apparsagli in sogno, l’ordine di edificare una chiesa grandiosa, insieme alla promessa del ritrovamento di un tesoro per finanziare l’impresa.
In realtà, oltre che dalla motivazione spirituale, Guglielmo era spinto dal desiderio di riaffermare il suo potere. Se infatti, la popolazione di Palermo stravedeva per il suo re, non si poteva certo dire lo stesso per i ceti più elevati: aristocrazia e clero, sotto la guida dell’arcivescovo Gualtiero Offamilio, avevano dato vita a un pericoloso partito reazionario che cercava in ogni modo di affrancarsi dall’autorità monarchica. Da qui la decisione di Guglielmo di realizzare un “proprio” duomo, edificio di alto valore simbolico la cui costruzione fu affidata a maestranze di diversa etnia. Un modo per inserirsi, altresì, nel solco della politica di tolleranza e apertura che era stata propria di suo nonno Ruggero II e che aveva reso il regno di Sicilia il più moderno e illuminato dell’epoca.
Tanta sfolgorante ricchezza rischia di far passare in secondo piano gli altri tesori della grande chiesa, il cui interno è ancora sostanzialmente intatto (fatta eccezione per il tetto, distrutto da un incendio e rifatto nel 1811), scandito da mastodontiche colonne dai magnifici capitelli, provenienti da ignoti monumenti dell’antichità: l’altare maggiore, opera dell’argentiere romano Luigi Valadier (1711), il coro ligneo e il pavimento a mosaico del presbiterio, ancora l’originale del 1100; la statua quattrocentesca della Madonna del Popolo, sull’altare dell’absidiola di destra, e la Madonna Bruna, dipinta su tavola da un ignoto artista nel Duecento (a destra dell’ingresso principale); le tombe reali di Guglielmo I e Guglielmo II, il pavimento musivo, completato nel XVI secolo, con dischi di porfido e granito e fasce marmoree intrecciate a linee spezzate, la cappella rinascimentale di San Castrense.
La visita al Duomo si inserisce all’interno di un articolato percorso (per poter apprezzare tutto con comodità occorre prevedere circa tre ore) che comprende le torri e le terrazze. Così, dopo aver visitato le navate, da una porta si accede alla torre settentrionale: tre piani di tesori, tra cui una pianeta ottocentesca interamente tessuta d’oro. Da qui si passa al camminamento che costeggia dall’alto le navate, aprendo una vista mozzafiato su Monreale, sul chiostro medievale e sull’interno della chiesa. All’estremità, il cammino conduce sotto gli archi saraceni delle absidi, splendida decorazione originale, caratterizzata dal fitto intreccio di archi acuti, in raffinata alternanza di tarsie di calcare e di pietra lavica, e fino alla lanterna: nei giorni limpidi, il panorama si spinge fino a Ustica e alle lontane Eolie.
Proseguendo lungo il lato principale della piazza si raggiunge l’altra torre e si rientra nel Duomo per scoprire la Cappella Roano, fastoso scrigno barocco perfettamente incastonato nell’architettura normanna, dove statue, marmi e putti avvolgono un Crocifisso ligneo del Quattrocento. Di fronte, accanto alla cappella di San Benedetto, si apre il Museo Diocesano con i suoi ricami preziosi, i dipinti, i reliquiari (spicca quello della Sacra Spina), i paliotti e le pale d’altare. Una finestra regala una spettacolare veduta a volo d’uccello sui mosaici delle navate, con vista ravvicinata di quello in cui Cristo incorona Guglielmo II, posto sopra il trono reale.
Informazioni
Il complesso monumentale di Monreale si estende in una vasta area all’interno del centro storico di Monreale, lungo il limite nord-orientale dell’abitato, compresa tra la piazza Guglielmo II, piazza Vittorio Emanuele, via degli Angeli, via delle Absidi e via Torres.
Museo Diocesano e Cappella Roano
www.duomomonreale.com
www.museodiocesanomonreale.it
+39 3273510886
Terrazze – Cattedrale di Santa Maria Nuova
www.diocesimonreale.it
curiamonreale@gmail.com
+39 0916402424
Complesso Monumentale
In soli otto anni sorse così il Duomo intitolato a Santa Maria la Nova che, così come le più belle realizzazioni di Ruggero II, è una perfetta sintesi di stili, dagli intrecci saraceni delle absidi e della facciata agli echi levantini dei mosaici parietali, fino alla squisita italianità delle porte bronzee.
Per realizzare quello che oggi è il più grande degli edifici normanni in Sicilia (102 metri di lunghezza per 40 di larghezza) furono chiamati i migliori artisti dell’epoca: Bonanno da Pisa e Barisano da Trani forgiarono i due portali bronzei riccamente istoriati (rispettivamente sulla facciata e sul lato occidentale, sotto al portico aggiunto nel Cinquecento), mentre squadre di mosaicisti bizantini, veneziani, siciliani e musulmani lavorarono sotto la direzione di un anonimo maestro di Bisanzio, trasformando le pareti in una narrazione di smisurata grandezza: su circa 6300 mq è concentrato un vero e proprio compendio figurativo della Bibbia.
Osservando il Duomo, è facile farsi un’idea di quello che doveva essere, ottocento e più anni fa, il Regno di Sicilia. Se il massiccio esterno rispecchia la potenza militare dei re normanni, l’interno è proiezione ideale della sontuosità della loro corte: la quantità, la ricchezza e l’elevato livello qualitativo delle decorazioni testimoniano dei mezzi e del gusto di un regno opulento.
I mosaici furono iniziati presumibilmente ancor prima che la chiesa fosse terminata, ma non vi sono riferimenti precisi quanto alla datazione (probabilmente erano già terminati al momento della morte di Guglielmo II, nel 1189), né in merito alle tecniche di lavorazione. Quel che sappiamo è che fu utilizzato un numero incalcolabile di tesserine, incastonate con pazienza certosina su un fondo d’oro zecchino, e che il modello di riferimento per l’iconografia furono le splendide opere d’arte bizantine.
I mosaici rappresentano episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento, dalla Genesi alla fondazione della Chiesa, suddivisi in cicli distinti nelle varie parti della chiesa: al Vecchio Testamento sono dedicate le pareti della navata centrale (il primo mosaico è la “Creazione”, all’estremità della parete destra, in alto), mentre per seguire gli episodi della vita di Cristo bisogna spostarsi nelle due navatelle e nel transetto (prima scena nel quadrato centrale nel braccio meridionale del transetto). Nelle due absidiole sono illustrati episodi dei santi Pietro (a destra) e Paolo, al centro il magnifico Cristo Pantocratore che incombe sull’intera chiesa dall’alto dell’abside. Sotto di lui la Vergine e una schiera di personaggi delle Scritture, disposti secondo un preciso ordine gerarchico e all’estremità opposta della navata episodi della vita dei santi Cassio, Casto e Castrense. Tutti gli spazi liberi – al di sopra dell’alto zoccolo di marmo lungo le pareti, negli archi, nelle nicchie delle finestre – sono ricoperti di mosaici. Busti di angeli e pontefici, palmizi, rosoni e motivi geometrici sembrano susseguirsi all’infinito, e non mancano le raffigurazioni del re: lo vediamo nell’atto di offrire la chiesa alla Vergine, ma anche ai piedi di Cristo, nell’atto di ricevere da Lui la corona. Il tutto perfettamente illuminato in maniera moderna e avvolgente.
La visita termina nel bellissimo chiostro, un quadrato perfetto, i cui lati sono scanditi da 228 colonnine binate. Decorate a mosaico o scolpite, hanno capitelli tutti diversi in cui si ritrovano temi legati all’iconografia religiosa del Vecchio e del Nuovo Testamento, ma anche animali e motivi fitomorfici, ripetuti altresì alle basi delle colonne, dove si moltiplicano foglie, rosette, zampe di leone, teste di fiere, gruppi di uomini e animali, rane e lucertole. Si tratta di piccoli capolavori di arte romanica: andate alla ricerca dei capitelli figurati, come quello con l’Annunciazione o quello in cui Guglielmo II in ginocchio offre la chiesa alla Madonna. Un luogo dall’atmosfera a un tempo mistica e mediorientale, dove lo scorrere del tempo è scandito dallo scroscio leggero degli zampilli di una deliziosa fontana sistemata nell’angolo meridionale. Nelle tre gallerie adiacenti si può seguire il percorso multimediale dedicato alla storia del Duomo e della Diocesi.